Manuela e Viola sono due neo socie di Atlas Solidarity che, nel corso degli anni, hanno partecipato a diversi viaggi in Uganda, seguendo da vicino progetti avviati in autonomia su diversi fronti. In questa intervista abbiamo chiesto loro di raccontare cosa hanno visto, cosa le ha colpite e perché hanno deciso di sostenere Atlas.

“Abbiamo fatto diversi viaggi in Uganda nel corso degli anni e, tramite Fr. Fred Tusingire, abbiamo conosciuto Giuseppe Bruni il presidente e Atlas Solidarity. Fin da subito ci ha colpito la serietà con cui vengono portati avanti i progetti e l’idea di una cooperazione costruita con intelligenza, ascolto e attenzione ai bisogni reali delle persone. Per questo è stato naturale avvicinarci all’associazione”.
Qual è stato l’ultimo progetto che vi ha portato in Uganda?
Il motivo dell’ultimo viaggio era legato ad un progetto in particolare focalizzato sul tema della sicurezza alimentare che stiamo portando avanti con l‘associazione bresciana Intermed Onlus.
Avevamo bisogno di conoscere la situazione sul territorio relativa alla vendita di carni che solitamente non vengono controllate e che quindi sono potenzialmente causa di diffusione di malattie. Questo viaggio ha rappresentato quindi l’occasione per conoscere meglio il villaggio di Mahyoro e dintorni in modo da adattare il progetto alle necessità di quel contesto. E’ stato molto importante, anche ai fini della buona riuscita del progetto, instaurare un’ottima relazione con le suore di St Thereza.
Come trascorrevate le vostre giornate?
Nei 5 giorni di permanenza abbiamo vissuto a stretto contatto con le suore che gestiscono la scuola St Thereza e l’ospedale Good Hope e con gli abitanti di diversi villaggi di quell’area.
Abbiamo potuto conoscere da vicino le difficili condizioni di vita e la povertà con cui le persone devono fare i conti quotidianamente ma – proprio per questo! – Anche l’importanza che rivestono la scuola e l’ospedalino.
C’è chi trascorre la notte nei campi di mais per difenderli da elefanti e ippopotami che sconfinano dall’adiacente Queen Elisabeth National Park, rischiando la vita per proteggere quel poco che hanno; pescatori che lavorano e vivono sulle loro piccole barche per circa 20 ore al giorno bevendo acqua inquinata del lago (Lake George) e guadagnando quanto basta appena per un pasto. Questi sono alcuni dei racconti della vita quotidiana che le persone del posto hanno voluto condividere con noi.
Avete toccato con mano i progetti che Atlas Solidarity sta portando avanti in loco?
Senza Atlas i progetti scuola e ospedalino, che rappresentano praticamente gli unici servizi forniti per i 18 villaggi di Mahyoro Town Council, sarebbero in estrema difficoltà. Grazie all’ enorme impegno delle suore nel voler essere un importante riferimento per tutta l’area e grazie al sostegno di Atlas, la scuola St Thereza (nursery, primaria, secondaria), dopo un periodo di cattiva gestione, è tornata ad essere un centro vitale per Mahyoro e tutti i villaggi circostanti.
Gli edifici dei progetti per la meccanica e ristorazione sono a buon punto ma c’è ancora molto da fare.
Una volta tornate ci siamo confrontate con il Presidente Giuseppe Bruni riportando valutazioni e priorità condivise con suor Edith. Crediamo veramente che dalla tenacia delle suore e dalla intraprendenza e lungimiranza dell’Associazione possa nascere una “vision” per la crescita di tutta l’area. Noi ci crediamo!
Dopo aver conosciuto da vicino questa realtà, quali suggerimenti vi sentite di condividere con Atlas Solidarity?
Quello che possiamo dire, dalla nostra esperienza dopo numerosi viaggi in Uganda, è che è molto importante recarsi personalmente sul posto per capire in prima persona quali possono essere le problematiche, le criticità e le possibili soluzioni.
L’esperienza di Manuela e Viola non si è conclusa con il rientro in Italia. Al contrario, è diventata un impegno concreto per far conoscere Atlas Solidarity e coinvolgere altre persone.
“Una volta rientrate in Italia, con la nostra testimonianza diretta abbiamo voluto promuovere il sostegno a distanza di bambine e bambini di Mahyoro tra amici e conoscenti”.
Un impegno che continua anche sul campo. A settembre, infatti, torneranno in Uganda per organizzare, insieme a suor Edith, un percorso di formazione rivolto ai macellatori “informali”. L’obiettivo è migliorare le condizioni igieniche della macellazione e insegnare a riconoscere le principali malattie trasmissibili dagli animali agli esseri umani, contribuendo così alla tutela della salute dell’intera comunità.
“Perché la cooperazione non è fatta solo di aiuti economici, ma anche di competenze condivise, relazioni costruite nel tempo e presenza costante accanto alle persone”.
Ultima chicca

Da sx Manuela, Blessed, Viola
Manuela ci racconta questa bellissima storia.
“La bambina ritratta in foto si chiama Blessed e dopo averci viste mentre stavamo facendo un giro nel villaggio insieme a suor Edith, ha deciso di indossare il suo vestito migliore e di raggiungerci. Con un grande coraggio, a occhi bassi e con un filo di voce, ci ha chiesto se potevamo diventare la sua ” sponsor” (cioè pagarle gli studi). Le abbiamo risposto che ci avremmo pensato ma la decisione di aiutarla l’abbiamo presa nel tempo di 5 secondi. Nei giorni successivi abbiamo saputo che la famiglia di Blessed è poverissima, non di rado non hanno nulla da mangiare ma Blessed non ci ha chiesto soldi o cibo, ha chiesto istruzione. Davvero commovente”.
E’ attiva la campagna per salvare Faith e Ritah di 10 anni da un matrimonio precoce. Aiutiamole!




