Per la verità non sappiamo più come ci chiamiamo: quello era il nostro nome da vent’anni, ma da un po’ di tempo in paese, a Mahyoro, ci chiamano “Centro della Speranza Santa Teresa”. Oggi 15 settembre 2025 è stata una giornata travolgente per le suore che ne gestiscono le attività: gioia, dolore, speranza.La gioia l’abbiamo provata nell’accogliere, con l’inizio del nuovo trimestre, la nuova Preside della Scuola, Suor Judith, che ho presentato alla popolazione di Mahyoro, spiegando la sua responsabilità, il lavoro didattico che ha già impostato.
E’ stato anche un giorno di dolore nel quale abbiamo toccato con mano la profondità di un disagio nella popolazione di Mahyoro che non conoscevamo in questa ampiezza.
La speranza è quella che abbiamo sostenuto con le decisioni che abbiamo assunto e col vedere che, anche senza dire nulla, i bambini e i genitori l’hanno provata.
La forza della speranza
Mi sono sentita ancora più motivata ad aprire il nostro cuore e le nostre porte. Ho incoraggiato i genitori a iscrivere i loro figli alla scuola Santa Teresa. Ho detto loro che, anche se la povertà a Mahyoro può sembrare una sfida troppo grande e scoraggiare dal mandare i figli a scuola, non devono avere paura: vengano a parlarne con noi e troveremo insieme la soluzione.
Quanto segue è il risultato delle mie parole sulle circa 50 persone presenti, ma mi limiterò a presentare solo le situazioni di maggiore fragilità.

Medina Issa
Medina Issa è una bambina di tre anni. Il padre è morto quando lei aveva solo un anno e la madre era già incinta. È impazzita dal dolore e dalla preoccupazione. Lo è tuttora. Questa bambina mangia ovunque trovi qualcuno che le serva del cibo.
La vicina ha cercato di vestirla condividendo vecchi vestiti e dandole da mangiare di tanto in tanto. Purtroppo, nessun parente si è mai preoccupato di seguirla in qualche modo, né ha mai tentato di aiutarla. Ho detto alla vicina di portarla a scuola assieme ai suoi bambini così che potesse continuare a stare in loro compagnia in un ambiente protetto.

Kasande Catherine
Kasande Catherine è la sorella minore di Issa, sono molto legate ed entrambe solitamente restano a casa, a volte si spostano insieme, altre volte, se una delle due dorme, l’altra va da sola in cerca di cibo. A causa della totale e incolpevole mancanza di cure genitoriali, credo che per questi bambini sarebbe meglio rimanere a scuola: hanno bisogno di qualcuno che le ami, che si prenda cura di loro e che sorrida con loro. È questo che la nostra direttrice di nursery e primaria fa tutti i giorni, assieme alle maestre: lo farà anche per loro due.
È assurdo che le lasciamo per strada, se questo tipo di situazione continua, soffriranno immensamente loro e finiremo per crescere cittadini duri e maleducati. Si può metter fine a questa loro situazione, insieme: da parte nostra ci metteremo l’amore e la cura.

Nyakato Stella e Nyangoma Ruth
Queste sono due gemelle di 6 anni che frequentano la seconda classe, si chiamano Nyakato Stella e Nyangoma Ruth. La madre le ha messe al mondo quando aveva quasi 60 anni. È estremamente povera e non sarà mai in grado di procurarsi i soldi per la loro iscrizione a scuola, per quanto bassa sia quella quota e limitato il costo di quaderni e matite. Ne è consapevole e lo è pure dell’importanza della loro istruzione e, per amore delle sue figlie, oggi le ha portate alla nostra scuola e ci ha chiesto, se in cambio della loro iscrizione, poteva lavorare per la scuola: zappare, spazzare il cortile, pulire le toilettes, in modo da sostenere le sue figlie.
Aveva pensato di tenerle a casa, ma ascoltato il mio appello di questa mattina, ha preso il coraggio di venire a parlarci. L’ho certamente incoraggiata a portarle alla S. Teresa. Con quel poco lavoro di cui avremo bisogno si pagherà l’iscrizione di almeno una delle figlie e poi deve trovare anche un altro lavoro per poter mangiare anche lei. Per l’altra gemella cercheremo un donatore che la sostenga.
L’ho ringraziata e l’ho incoraggiata a continuare aimpegnarsi affinché le sue figlie possano avere un futuro brillante e noi saremo al suo fianco. Mentre parlo, le due gemelle sono già in classe a studiare con gli altri bambini.
Ecco Namatove Judith, Nakanywagi Rosemary, Nalubega Prisilla e Nabukenya Patricia. È certamente una gioia avere figli, ma d’altro canto è una sfida, una madre di quattro bambini mi ha raccontato la terribile condizione che sta attraversando. Aveva già molte difficoltà lei stessa a districarsi da problemi ereditati dalla famiglia d’origine, poi lei ci ha aggiunto quattro bambini. Li ha partoriti uno dopo l’altro in cinque anni e ora possono guardare solo a lei per tutto ciò che un bambino si aspetta dagli adulti. A causa della povertà, tutti e quattro i bambini sono a casa con lei, questi bimbi non hanno più neppure i nonni.
Il Covid se li è portati via. Lei mi ha raccontato la sua storia, le ho promesso di trovare il tempo per farle visita e di cercare soluzioni. Pensava che fosse troppo tardi, ma non lo è mai per cercare soluzioni alla miseria e l’orgoglio non deve fermarci. Non ho avuto parole, se non dirle di portarli a scuola.
Li ha portati tutti qui. La madre confezionerà essa stessa le uniformi ai suoi bambini, noi confidiamo di riuscire a trovare la soluzione.

Natumanya Francis
La povertà è una malattia che colpisce tutta la famiglia! Se osserviamo attentamente, possiamo vedere facilmente che questi due uomini in erba sono i figli della stessa famiglia. Questi bambini hanno perso i genitori e la nonna è arrivata in lacrime implorando le suore di aiutarli. A sinistra c’è Natum

Nasasira Anthony
anya Francis della quarta elementare (la primaria) e a destra Nasasira Anthony di prima elementare. Il loro zio che li ha finanziati finora ha detto alla madre (la nonna dei due bambini) di tenerli a casa per un anno perché non ha più soldi, poi si vedrà, ma è fin troppo facile sapere già da ora cosa si vedrà. Proveremo a provvedere noi alla scuola, al mangiare, al dormire, a far loro provare quell’amore che la loro mamma e il loro papà non possono più dar loro.
“Diffondere fiducia e speranza”
Questi sono i pochi che si sono presentati oggi, altri se ne sono andati di casa e altri ancora sono andati direttamente in classe senza presentarsi in segreteria: la nuova Preside, quella che ha iniziato questa mattina, infatti, mi ha appena informato che 21 bambini sono in classe senza alcun pagamento! E, aldilà delle formalità, la cosa mi è molto piaciuta. In fondo, che la Scuola Santa Teresa sia percepita e pure… vissuta come “Centro della Speranza Santa Teresa” non può che renderci orgogliose e ancora più impegnate nel diffondere fiducia e speranza.
“Combattiamo la povertà a Mahyoro, eliminando l’analfabetismo”
Non sappiamo se così vi guadagnerete il Paradiso, ma sappiamo che sicuramente fareste felici dei bambini che ne hanno bisogno, … poi si vedrà Insieme combattiamo la povertà a Mahyoro, eliminando l’analfabetismo per eliminare l’emarginazione e la povertà!
Suor Edith Natuhwera
(Madre Superiora della Comunità di S. Teresa di Mahyoro)




